In caso di febbre:

  • nel lattante con età inferiore a tre mesi se non è stato possibile farlo visitare dal pediatra
  • nei bambini più grandi se la febbre è elevata, persistente, risponde poco alla terapia antipiretica e si associa a stato di sofferenza e condizioni generali compromesse
  • se in presenza di febbre il bambino presenta crisi convulsive, soprattutto se di età inferiore ad un anno.

In caso di vomito:

  • il bambino ha bisogno di cure urgenti se presenta vomito ripetuto e non riesce ad assumere liquidi soprattutto se di età inferiore a 1 anno
  • se presenta altri sintomi che possono portare alla disidratazione come la febbre e numerose scariche di diarrea
  • se oltre al vomito presenta: secchezza della cute e della mucosa orale, occhi cerchiati, mancanza di lacrime, ridotta emissione di urine;
  • se vomita e non evacua da 24 ore soprattutto se di età inferiore a 1 anno
  • se il vomito è francamente ematico o di colore verde scuro o simile al caffè

In caso di diarrea:

  • se presenta diarrea ripetuta e non riesce ad assumere liquidi (vomito) soprattutto se di eta’ inferiore a 1 anno
  • se presenta diarrea da oltre 24 ore con più di 5-6 scariche al giorno e non assume liquidi  oppure presenta segni di disidratazione
  • diarrea francamente ematica o la sola emissione di sangue tipo “gelatina”

In caso di dolore addominale:

  • se non evacua da oltre 24 ore, presenta vomito, febbricola e se il dolore viene localizzato nelle regioni inferiori destra dell’addome (regione appendicolare)
  • se presenta dolore addominale nelle ore successive ad un trauma della regione interessata

In caso di trauma cranico:

  • se il bambino ha perso conoscenza al momento dell’impatto (trauma cranico commotivo), o presenta vomito, qualche ora dopo il trauma, con tendenza all’addormentamento, con pianto inconsolabile, strabismo, difficoltà alla deambulazione, cefalea

In caso di cefalea:

  • se accompagnata da febbre e/o da vomito e non regredisce con la somministrazione di comuni antifebbrili e/o antidolorifici

In caso di difficoltà respiratoria:

  • i bambini, soprattutto se di età inferiore all’anno, con difficoltà respiratoria vanno tutti portati con urgenza in Pronto Soccorso se non è nota la causa e non si dispone di prescrizioni del proprio medico (esempio asma conosciuta).

La febbre è un meccanismo fisiopatologico dell’organismo che risponde all’esposizione ad agenti patogeni. Deve essere quindi considerato come un “evento positivo” che il bambino mette in atto per fronteggiare un’infezione. Non deve pertanto destare preoccupazione il valore della febbre in sé, ma è invece importante valutare le condizioni generali del bambino. Una febbre alta in un bambino vivace, che riesce ad alimentarsi e che gioca, non costituisce una condizione di urgenza e il bambino può essere visitato anche dopo ore e non necessariamente in Pronto Soccorso. Invece un rialzo termico anche basso ma in un bambino che appare sonnolento, poco responsivo, lamentoso, che non riesce ad alimentarsi, necessita di una valutazione pediatrica precoce.

Fa eccezione l’epoca neonatale: il neonato, infatti, non ha ancora le difese immunitarie completamente formate e, se presenta febbre, deve essere visitato il prima possibile.

L’utilizzo di farmaci antipiretici è consigliato per il controllo della febbre associata ad una sintomatologia di malessere. I farmaci antipiretici autorizzati in età pediatrica sono:

  • paracetamolo [10-15 mg/Kg/dose (max 1 gr/dose) ogni 4-6 ore; dosaggio massimo 60 mg/Kg/die < 3 mesi; 80 mg/Kg/die > 3 mesi.
    È l’unico antipiretico autorizzato <28 gg di vita.]
  • ibuprofene [10 mg/Kg/dose (max 800 mg/dose) ogni 6-8 ore; dosaggio massimo 30 mg/Kg/die.]

L’utilizzo combinato o alternato di paracetamolo ed ibuprofene non è raccomandato per le poche evidenze disponibili riguardo la sicurezza e la maggior efficacia rispetto al trattamento con un singolo farmaco.

Aspirina e cortisonici non sono consigliati in età pediatrica per il rischio di effetti collaterali importanti.

Non deve destare preoccupazione di per sé una temperatura corporea elevata che non sembra rispondere perfettamente alla terapia antipiretica, come già spiegato dipende dalle condizioni generali del bambino. In ogni caso, per favorire una diminuzione della temperatura corporea, sono fondamentali due cose: tenere il bambino spogliato e farlo bere più del solito.

I mezzi fisici come le spugnature con alcool, i bagni freddi ecc sono invece sconsigliati perché possono invece comportare un aumento paradosso della temperatura corporea.

La convulsione in corso di febbre in un bambino di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni spesso costituisce un evento “para-fisiologico” che non comporterà problemi neurologici al bambino. Sono fenomeni che usualmente regrediscono spontaneamente in pochi minuti.

A casa, è importante cercare di rimanere calmi e cercare di registrare l’inizio della crisi e le sue caratteristiche, posizionare il bambino su un fianco con la testa “più in basso” rispetto al corpo, allentare o slacciare i vestiti ed in particolare il colletto. Non forzare l’apertura della bocca e non cercare di introdurre le dita della mano nella bocca del bambino, che messo in posizione laterale non corre pericolo di soffocamento. Rimanere vicino al bambino fino alla completa risoluzione della crisi e chiamare nel frattempo aiuto da chi è in casa e un’assistenza medica. Generalmente questo genere di episodi si risolve spontaneamente in pochi secondi o minuti e successivamente il bambino potrà essere portato in PS per la visita pediatrica.

Un bambino che ha subito un trauma cranico deve essere valutato da un pediatra quando il trauma ha determinato una perdita di coscienza oppure la dinamica del trauma non è ben chiara o ancora è stato un trauma ad alto impatto (incidente stradale, caduta da un’altezza maggiore dell’altezza del bambino, trauma ad alta velocità).

In caso di trauma cranico minore, quando cioè tutte queste condizioni non sussistono, spesso basta una semplice osservazione da parte dei genitori per 48-72 ore dal trauma. Durante questa osservazione, il bambino può e deve fare le sue attività d’abitudine, ma dovrà essere condotto a visita in PS in caso di comparsa di uno o più di questi segni:

  • Alterazioni dello stato di coscienza (ad es. bambino sonnolento o molto irritabile)
  • Vertigini
  • Segni neurologici focali (ad es. incapacità di muovere un arto, afferrare gli oggetti…)
  • Cefalea persistente ed ingravescente
  • Episodi di vomiti ripetuti (> 2)
  • Amnesia post-traumatica (> 5 minuti)
  • Amnesia retrograda (> 30 minuti)
  • Coagulopatie o altre patologie degne di nota

Il rischio clinico correlato al vomito ripetuto è quello della disidratazione, rischio che è più alto tanto più il bambino è piccolo. In quel caso, può diventare necessaria l’ospedalizzazione per una reidratazione endovenosa. Per evitare ciò, è importante cercare di ripristinare le perdite di liquidi attraverso una adeguata reidratazione per bocca. Dopo aver aspettato almeno 30 minuti dall’ultimo episodio di vomito, bisogna iniziare a somministrare liquidi per bocca a piccoli sorsi (con l’ausilio per esempio di un cucchiaino o di una siringa), offrendo al bambino un cucchiaino / 2-3 ml di liquidi ogni 10 minuti circa, interrompendo temporaneamente in caso di nuovo vomito, conato o dolore addominale, ed aumentando invece se il bambino tollera le quantità fornite.

Sebbene anche liquidi semplici come acqua o camomilla vanno bene, è preferibile utilizzare soluzioni reidratanti orali, che contengono anche Sali minerali nelle giuste proporzioni.

Il bambino può anche rifiutare gli alimenti solidi, l’importante è che nelle 24 ore assuma un quantitativo di liquidi pari a circa 100 ml/kg di peso (per i primi 10 kg di peso).

È importante invece valutare il bambino in PS nel caso in cui non riesca ad assumere liquidi per os e/o non urini.

Fornire adeguata idratazione per bocca, prediligendo soluzioni reidratanti orali. Associare fermenti lattici.
Il bambino necessita di essere valutato in PS nel caso in cui si rilevino:

  • Ridotta capacità di assumere liquidi per os
  • segni di disidratazione
  • irrequietezza o irritabilità
  • letargia o ridotto livello di coscienza
  • occhi infossati
  • ridotto turgore cutaneo (la cute pizzicata ritorna distesa lentamente)
  • oliguria/anuria
  • fontanella depressa (nei lattanti)
  • polso debole
  • aumento della frequenza cardiaca
  • anormalità del pattern respiratorio

La situazione varia in base alla tipologia dell’oggetto ingerito, alla sua posizione, alla durata della sua permanenza, all’età e alle dimensioni del paziente e in base all’eventuale presenza di complicanze. Spesso il corpo estraneo percorre l’intestino e viene eliminato dopo alcuni giorni con le feci senza dare problemi.

Però, se l’oggetto si ferma in esofago, i bambini possono presentare: sangue nella saliva, tosse, ipersalivazione, disfagia o odinofagia, febbre, rifiuto del cibo, sensazione di corpo estraneo in gola, conati di vomito, vomito, irritabilità, dolore al collo, alla gola o al torace, distress respiratorio, stridore, tachipnea o dispnea, respiro sibilante. Una complicanza può essere la perforazione esofagea, che può provocare gonfiore del collo, crepitii e pneumomediastino.

Gli oggetti che hanno superato l’esofago in genere non causano sintomi a meno che non si verifichino complicanze, come la perforazione o l’ostruzione intestinale. In caso di perforazione dello stomaco o dell’intestino possono essere presenti febbre e dolore addominale, mentre in caso di occlusione intestinale può essere presente distensione addominale o dolore.

I siti più comuni in cui può verificarsi l’ostruzione da parte di un corpo estraneo ingerito sono l’area cricofaringea, la porzione centrale dell’esofago, lo sfintere esofageo inferiore, il piloro e la valvola ileocecale.

Superato l’esofago, la maggior parte degli oggetti taglienti passano, anche se vi è un aumento del rischio di complicanze come l’occlusione intestinale, la perforazione e l’erosione di organi adiacenti, da meno dell’1% al 15% al 35%. I pazienti possono sviluppare dolore addominale, nausea, vomito, febbre, ematochezia o melena.

Per SIDS (Sudden infant death syndrome ) si intende la morte improvvisa di un lattante al di sotto di 1 anno di vita che rimane inspiegata dopo una attenta revisione della storia clinica, dell’ esame obiettivo, della scena della morte e dell’esame autoptico. L’incidenza della SIDS varia tra lo 0.09 e lo 0.55 casi/1000 nati vivi. L’età media nei morti per SIDS è di circa 11 settimane con un picco tra 2 e 4 mesi di vita (70% dei casi).

Tra i fattori di rischio ricordiamo:

  • Età materna < 20 anni
  • Fumo, droga e alcool durante la gravidanza
  • Prematurità (+++ SGA)
  • Posizione prona in culla
  • Dormire su superfici morbide
  • Condivisione del letto
  • Eccesso di coperte o troppo caldo

L’eziologia è tuttora sconosciuta; secondo le conoscenze attuali, in questa tabella sono riportate le principali indicazioni su cosa è bene fare / non fare per prevenirla:

È importante che un bambino/ragazzo con dolore testicolare venga visitato il prima possibile, nell’arco di poche ore, per escludere la presenza di una torsione del testicolo. Questa infatti rappresenta una vera e propria emergenza chirurgica. Consiste nella torsione del funicolo spermatico con conseguente compromissione della vascolarizzazione testicolare, potendo quindi compromettere la funzionalità futura della gonade.

La gravità dell’ustione si basa sulla sua profondità e l’estensione sulla superficie corporea. Prima della valutazione medica specialistica, le raccomandazioni per il primo intervento a casa sono le seguenti:

  • spegnere l’ustione con acqua
  • eliminare gli abiti, ma non quelli a contatto con l’ustione
  • proteggere le zone ustionate con biancheria pulita
  • non applicare alcun medicamento né creme idratanti

Il laringospasmo si presenta come una tosse secca insistente abbaiante, a timbro metallico caratteristico. I primi interventi da poter mettere in atto sono quelli di posizionare il bambino in un ambiente molto umido (ad esempio aprendo i rubinetti dell’acqua calda di modo da favorire la formazione e l’inalazione di vapore acqueo da parte del bambino) o anche semplicemente cambiare l’aria dell’ambiente aprendo la finestra. In caso di tosse insistente, può essere opportuna la somministrazione di cortisonico per bocca (ad es. Bentelan al dosaggio di 0,1-0,2 mg/kg) anche prima di recarsi in PS per la valutazione medica.

I primi provvedimenti da prendere sono modifiche della dieta e dello stile di vita:

  • TOILET TRAINING: vale a dire incoraggiare il bambino a sedersi sul vasino o sulla tazza ad un orario fisso (preferibilmente 2 volte al giorno, dopo i pasti principali, per sfruttare il riflesso gastro-colico), per un tempo medio di 7 minuti (non meno di 5 e non oltre i 10 minuti).
  • ADEGUATO APPORTO DI LIQUIDI: in quanto lo scarso intake di fluidi per os è una delle più frequenti cause di stipsi cronica;
  • ADEGUATO APPORTO DI FIBRE (frutta, verdura, cereali, etc..): sebbene il ruolo della supplementazione di fibre in età pediatrica sia ancora controverso ed avrebbe una efficacia limitata nel migliorare la stipsi;
  • ATTIVITÀ FISICA REGOLARE: che stimoli il transito intestinale;

Talvolta può essere necessario un DISIMPATTO PER VIA RETTALE viene spesso utilizzato come primo step nell’ottenimento dello svuotamento rettale distale, in quanto metodo rapido ed efficace.  Esso può essere ottenuto mediante:

  • supposte di glicerina nel lattante (< 12 mesi);
  • clisteri evacuativi o enteroclismi nel bambino e nell’adolescente, da eseguire 1 volta al giorno per 3-7 giorni, con quantità adeguate al peso corporeo del bambino.

Su indicazione del medico, può stabilirsi infine la necessità di un trattamento per bocca con soluzioni idroelettrolitiche che favoriscono la rimozione dell’ingombro fecale.